Quintetti Risultati Commenti Foto Video e tanto altro delle Partite di Basket del BBp Boccarini Amelia 05022 Terni
lunedì 25 novembre 2013
domenica 22 gennaio 2012
Il Gallo canta al Medison Square Garden (37pts!!)
Gallinari da record: 37 punti
Triumphant return
Amelia, 22 gennaio 2012
Danilo trascina Denver al successo 119-114 dopo due supplementari sul campo dei Knicks. Per lui anche 11 rimbalzi. Gli Hornets di Belinelli (4 punti) cedono in casa con Dallas
Serata da incorniciare per Danilo Gallinari che torna e vince da protagonista a New York mentre Belinelli gioca una delle sue partite peggiori nella sconfitta casalinga di New Orleans con Dallas.
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- Per Danilo Gallinari, 23 anni, serata di grazia coi Nuggets
New York Knicks-Denver Nuggets 114-119 2 t.s.
Un Danilo Gallinari da urlo consuma la propria vendetta trascinando i Nuggets al successo contro la squadra che lo aveva spedito a Denver nella trade di Carmelo Anthony. L’azzurro produce una prestazione da All Star, stabilisce un nuovo “career high” nella Nba con 37 punti a referto e i suoi Nuggets mostrano un grandissimo coraggio andando a vincere 119-114 al secondo supplementare dopo aver giocato a Washington la sera prima ed essere arrivati nella Grande Mela soltanto alle quattro del mattino a causa di una tempesta di neve. Un successo davvero speciale, quindi, per il giocatore azzurro che in più vince la sua personalissima sfida con Carmelo Anthony. Alla presentazione dei quintetto il rimpianto ex Danilo Gallinari riceve soltanto applausi dal pubblico del Madison Square Garden. Coach Karl può contare sull’acciaccato Nene e decide di partire con due playmaker in quintetto, Lawson e Miller. Il Gallo affranca Carmelo Anthony che inizia con il freno a mano tirato. Amare Stoudemire firma i primi sei punti dei Knicks ma i Nuggets rispondono con i canestri di un eccellente Mozgov. L’azzurro realizza i suoi primi punti da avversario al Garden dalla lunetta grazie a quattro liberi, frutto di due belle penetrazioni. I padroni di casa arrivano al +6, Denver pero’ chiude la prima frazione con un parziale di 7-0 e torna davanti. Sei liberi per il Gallo nel quarto iniziale (0/4 al tiro) e un’ottima difesa su Carmelo Anthony. Il milanese trova il suo primo canestro dal campo a inizio ripresa con una schiacciata in contropiede, poi va a sedersi in panchina. Billy Walker prende il posto di uno spento Melo e il suo impatto sulla gara e’ devastante. Il giocatore dei Knicks realizza 13 punti nei primi quattro minuti del secondo quarto, spingendo la compagine newyorchese al +11. Gallo torna sul parquet, prende in consegna un incandescente Walker e riporta sotto Denver con un canestro dal perimetro e una tripla. I padroni di casa pero’ ripartono e provano a scappare. Il Gallo si procura un potenziale gioco da tre, dopo l’ottima intuizione di Nene, ma fallisce il libero e i Knicks non riescono a staccare Denver. La truppa di Mike D’Antoni comunque va negli spogliatoi avanti 54-46 dopo un buon primo tempo. Denver parte con il piede giusto nella ripresa, approfittando dei turnover di Melo e compagni. Gallinari avvicina dal perimetro la squadra del Colorado, Fields risponde ma l’azzurro con cinque punti consecutivi riporta Denver al -2. New York difende con aggressività ma Mozgov e Harington nel finale di frazione trovano i canestri che permettono ai Nuggets di chiudende il terzo quarto in perfetta parità, 72-72. In tre quarti di match Gallinari ha già 22 punti e sei rimbalzi a referto mentre il suo avversario diretto, Carmelo Anthony e’ fermo a quota cinque (con 2/12 dal campo). Harrington all’inizio dell’ultimo quarto porta gli ospiti avanti di cinque lunghezze, i Nuggets sembrano pronti allo sprint ma i Knicks, nonostante gli errori di Anthony, tornano sotto con un parziale di 7-0. Gallinari in contropiede, dopo un turnover di Melo rimette davanti Denver che con i punti di un caldissimo Harrington e di Nene arriva al +6 a 1’47’’ dalla sirena. Anthony, 3/17 dal campo fino agli ultimi due minuti del match, attacca il canestro e segna quattro punti consecutivi, un libero di Stoudemire riporta i Knicks al -1 ma a 27’’ dalla sirena Harrington trova il potenziale gioco da tre che potrebbe chiudere i conti. L’ex Knicks manda sul ferro il libero, la truppa di Mike D’Antoni così resta viva e Melo segna da sotto. Il Gallo viene mandato in lunetta per riportare a +3 Denver ma l’azzurro realizza soltanto un libero su due. Sul capovolgimento di fronte così Anthony riscatta un match deludente realizzando da campione dal perimetro, nonostante la buona difesa dei Nuggets, a un secondo dalla fine e trascinando così il match al supplementare. I Knicks provano a rimanere davanti ma una tripla impossibile di Miller e due liberi di Nene permettono agli stanchissimi Nuggets di pareggiare i conti a nove secondi dalla sirena. Come da copione palla in mano a Anthony nell’ultimo possesso di New York ma l’ottima difesa di Gallinari manda in tilt Melo che commette un turnover. Si va così a secondo supplementare, targato Gallinari. L’azzurro segna i primi sette punti (cinque dei quali arrivano dalla lunetta) dei Nuggets, stabilendo un nuovo massimo in carriera nella Nba, Harrington fa il resto trovando la tripla che a 46’’ dalla fine porta Denver a +4 e in pratica mette ko i Knicks. Denver difende il vantaggio dalla lunetta e può così festeggiare un successo tutto cuore e carattere. (Simone Sandri)
New York: Anthony 25 (9/23, 1/7), Shumpert, Fields 18, Walker 15. Rimbalzi: Stoudemire 11, Chandler, Anthony 10. Assist: Fields, Shumpert 7.
Denver: GALLINARI 37 (8/16, 1/3, 18/20), con 11 rimbalzi, due assist, un recupero in 52’. Harrington 24 (6/12, 4/12), Mozgov 16. Rimbalzi: Nene 13, Harrington 11. Assist: Miller 12.
GUARDA L'intervista post W Phila 76ers-Denver
domenica 11 dicembre 2011
PRE SEASON 2011-2012 : TRADE
NBA : tutti gli affari — I Knicks, intanto, dopo aver presentato ufficialmente Tyson Chandler e aver salutato Chauncey Billups, Ronny Turiaf e Andy Rautins, sono vicinissimi a Mike Bibby, il quale, reduce dalla parentesi non brillantissima con gli Heat, dovrebbe firmare domenica un contratto annuale per il minimo salariale.
Inoltre l’attivissima dirigenza newyorchese non ha ancora abbandonato una pista che porta al free agent dei Mavs JJ Barea. L’operazione però è decisamente complessa. Le strategie dei Mavericks, dopo il “sign and trade” con i Knicks per Chandler, si concentrano sull’addizione di un lungo affidabile. Il sogno naturalmente sarebbe riuscire ad arrivare all’oggetto del desiderio di un po’ tutti nella Nba, Dwight Howard, ma la concorrenza di Nets e Lakers (favorite rispetto a Dallas) è spietata. I campioni in carica comunque mettono sotto contratto Brandan Wright e strizzano l’occhio a Samuel Dalembert. L’ex Indiana Mike Dunleavy firma un biennale (da 7.5 milioni di dollari) con i Bucks, gli Hawks, invece, si assicurano due veterani come Vladimir Radmanovic e quel Jerry Stackhouse il quale durante il lockout aveva fatto parlare di sè per le dure critiche al presidente del sindacato giocatori Derek Fisher. I Raptors portano in Canada Rasual Butler e l’ex Hornets Aaron Gray, TJ Ford approda agli Spurs, l’ex Maccabi Jeremy Pargo, invece, si è accordano per un biennale con i Grizzlies
sabato 12 novembre 2011
Buon compleanno, coach
Buon compleanno, coach

Una certezza c’è. Mentre non si sa se, non si sa quando, ripartirà il prossimo campionato NBA (proprietari e allenatori stanno ancora litigando, apparentemente lontani da un accordo), una cosa è ormai sicura: quando tutti torneranno in campo, Phil Jackson non ci sarà. Non si siederà sulla panchina dei Lakers, la sua ultima squadra, né su quella di nessuna delle altre 29 franchigie. Il brutale 4-0 subìto dai Dallas Mavericks, poi campioni, negli ultimi playoff ha fatto da sipario alla carriera di quello che passa alla storia come il più grande allenatore di basket professionistico di tutti i tempi (11 titoli NBA vinti, più due da giocatore nei primi anni ‘70 con i New York Knicks).
E qui entra in scena la seconda certezza: a me mancherà. Tanto, anche.
Non perché fosse il migliore (soprattutto negli ultimi anni tatticamente aveva perso più di un passo). Non perché fosse simpatico (non ci teneva minimamente ad apparire tale). E non perché fosse un vincente (che i vincenti, poi, spesso sono insopportabili). Mi mancherà per tanti dettagli minori, magari insignificanti, magari invece illuminanti della natura del personaggio.

Agli allenamenti che precedevano le Finali NBA – in mezzo ai volti tesi, nervosi e concentrati di tutti i giocatori – mi divertivo a cercare la lunga silhoutte di coach Zen (il suo soprannome) in campo e scorrerla tutta, da capo a piedi. Lì, puntuali, i suoi sandali. Da uomo del Montana (qual è). Da (ex/neo) hippie, qual è (stato). Da professore di filosofia un po’ radical chic catapultato per caso nel mezzo di un evento sportivo fanaticamente seguito dalle masse.
Mi mancherà il suo ghigno, anche se supponente, spesso di scherno verso tutto e tutti.
Mi mancherà la sua espressione beffarda (praticamente identica a quella del “colonnello” ritratto sul logo di Kentucky Fried Chicken, se avete presente).
Mi mancheranno i suoi “giochi mentali” (ci hanno scritto pure un libro, “Mindgames – Phil Jackson’s Long Strange Journey”, con questo titolo).
E, già che ci siamo, mi mancheranno i suoi libri. Quelli che ha scritto (in “Sacred Hoops”– in italiano “Basket & Zen” – applicava il tai-chi e le filosofie dei nativi americani al basket, mentre in “Maverick”, scritto nel 1975, parlava candidamente delle sue esperienze con marijuana e LSD) e quelli che dava da leggere ai suoi giocatori (Nietzsche a Shaquille O’Neal, il Malcolm Gladwell di “Blink” a Kobe Bryant).
Perché Phil Jackson – l’allenatore che ha saputo gestire (prima ancora che guidare alla vittoria) l’ego di Michael Jordan e quello di Dennis Rodman, di Shaquille O’Neal e di Kobe Bryant – è stato molto più che un semplice allenatore. Un po’ insegnante, un po’ sciamano. Psicologo e mentore. Padre-padrone. Lui che il padre (e la madre) li sentiva predicare in chiesa ogni weekend, entrambi ministri religiosi. Lui che proprio da loro ha ereditato un forte senso di rispetto e deferenza verso le figure che lo hanno formato (coach Red Holzman a New York, per esempio) e un fascino mai scomparso verso l’autorità e la tradizione. Tutto questo prima di abbracciare in pieno e vivere, sulla propria pelle, l’onda dei cambiamenti dei decenni ’60 e ’70, senza però mai tradire le sue origini e se stesso.
Certo, negli anni la psichedelia, il culto dei Grateful Dead e l’attitudine zen del suo soprannome hanno lasciato magari il passo a qualche rigidità in più, l’ultra-liberal si è scoperto un po’ conservatore e il ribelle/innovatore ha fatto intravedere più di una sfumatura autoritaria (anche in panchina, oltre che nella vita). Ma Phil Jackson rimane – proprio per questi contrasti – una personalità complessa, interessante e divertente. È quello che se ne infischia di ruoli e convenzioni e intreccia una splendida love story con la ex-coniglietta-di-Playboy-figlia-del-proprietario-dei-Lakers-suo-datore-di lavoro, ma è anche l’unica persona che l’anarchico Rodman vuole con sé sul palco quando fa il suo ingresso nella Hall of Fame del basket, massimo riconoscimento per un giocatore.
Oggi Phil Jackson compie 66 anni – e queste righe vogliono essere una sorta di biglietto di auguri, visto che non c’è regalo. Un regalo che invece, pochi mesi fa, ricevo io, dal decano dei fotografi NBA, Andrew Bernstein. Mi arriva in posta direttamente da Los Angeles. È il suo ultimo libro, ritratto a quattro mani della stagione vincente 2009-10 dei Lakers: Bernstein ci mette le splendide foto in bianco&nero, Phil Jackson tutta la parte testuale. Più una dedica, iniziale, come al solito illuminante.
“To all my relations, by blood and by spirits”.
Buon compleanno, coach.
giovedì 21 luglio 2011
Elisabetta Canalis flirta con il cestista Dwayne Wade?
Dopo aver messo la parola fine sulla love story con George Clooney, Elisabetta Canalis sembra aver ritrovato il sorriso in compagnia di un altro uomo. Dopo alcuni flirt attribuiti all’ex velina nelle ultime settimane, la Canalis è stata fotografata alla sfilata di DSquared a Milano in compagnia di Dwayne Wade, giocatore NBA dei Miami Heat. Un rumor commentato niente meno che dal New York Post.
E i bookmaker esteri si sono scatenati. Il cestista, infatti, è quotato 3.50 dalla sigla Unibet. Al momento però sarebbero in corsa, oltre al 29enne fenomeno della NBA, l’attore Gerard Butler, l’eroico Leonida del film “300”, fermo a quota 5.50. Il divo Jude Law sale a 10 mentre c’è anche l’attore Jake Gyllenhaal, protagonista di “Donnie Darko” e “I segreti di Brokeback Mountain” (12.50). In mezzo a questo parterre hollywoodiano entra anche per l’imprenditore Matteo Marzotto, collezionista di flirt con dive e modelle (7.00).
Ma c’è spazio anche per chi volesse scommettere su un possibile ritorno di fiamma con George Clooney. Un riavvicinamento al divo di Hollywood vale infatti 17.50.
A sorpresa rispunta anche Bobo Vieri, fresco di separazione dalla “copia carbone” della Canalis, l’ex velina sarda Melissa Satta: il suo ritorno è addirittura a quota 40. Un’ipotesi assolutamente poco probabile, secondo i bookmaker, ma che sarebbe di certo un bel colpo per gli scommettitori. Altri “papabili”? Un flirt con il giocatore della Roma Marco Borriello vale solo 20, mentre una love story con il pararazzo Fabrizio Corona oscilla tra 30 e 35.
sabato 2 ottobre 2010
mercoledì 16 giugno 2010
The Final Nba 2010
Dura molto meno del previsto game 6 della Finale NBA tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers, circa metà del primo quarto. Poi i padroni di casa gialloviola prendono il largo e i Celtics vengono affondati dalla furia devastante e dallo strapotere losangelino. Ci vorrà gara 7 per decidere chi sarà campione NBA.
Il primo quarto sembra poter dare spettacolo, ma come già detto i biancoverdi si sciolgono subito di fronte alla determinazione degli avversari, complice anche l’infortunio al ginocchio (con probabile forfait per gara 7) del centro Kendrick Perkins che difensivamente è uno dei migliori giocatori di Boston. 28-18 il risultato della prima frazione di gara e match messo sui binari giusti e della tranquillità per i gialloviola, che non paghi del vantaggio accumulato rifilano altri 10 punti di scarto nel secondo quarto agli avversari tenendoli a soli 13 punti segnati e andando al riposo sul 51-31 facendo capire che la serata non prevederà sorprese: Artest, il solito Bryant e Gasol sono quasi enciclopedici, Odom è scatenato e a nulla quindi vale la buona performance di Ray Allen che segna quasi da solo i canestri biancoverdi.
Il secondo tempo non cambia la miusica e i Lakers, forti dell’appoggio del pubblico e di un’ottima condizione fisica (testimoniata dalla spettacolare schiacciata di Shannon Brown nel terzo quarto) raggiungono il +25 alla fine del terzo periodo: 76-51 e gara fondamentalmente chiusa a doppia mandata!
Il quarto quarto si apre con la continua ricerca verso un Gasol che è a 2 assist dalla tripla doppia mentre i Boston Celtics sono nelle mani dell’imprevedibile Nate Robinson che fa dell’alternanza tecnica una filosofia di vita.
Le percentuali vanno a picco (3/18 combinato per le due squadre) e calano clamorosamente con le conclusioni velleitarie di Nate Robinson che diventano l’attrazione principale della prima metà del garbage time dell’ultimo quarto.
Gasol arriva a 9 assist ed insieme a Kobe viene richiamato in panchina con ancora 5 minuti sul cronometro.
Finisce 89-67 con 26 punti di Bryant, 17 punti, 13 rimbalzi e 9 assist di Gasol e 15 di un ottimo Artest. Poca roba per Boston invece i 19 punti di Ray Allen che è stato l’unico a brillare, Garnett è stato letteralmente divorato da Gasol e la squadra del Massachusetts è scomparsa rapidamente dal gioco. Tutto ciò vuol dire gara 7 (giovedì 17 giugno alle 3.00 di notte in Italia) da seguire ad ogni costo: vita o morte in uno scontro che si preannuncia epico e che potrebbe rimanere nella storia del basket mondiale.
Risultati NBA del 15 giugno 2010
Los Angeles Lakers -Boston Celtics 89-67
–> Lak: Bryant 26, Gasol 17, Artest 15 – Bos: Ray Allen 19, Pierce 13, Garnett 12
venerdì 26 febbraio 2010
Focus: Andrea Bargnani
Danilo Gallinari ha partecipato all'All Star Weekend nella squadra dei Sophomore e nella gara del tiro da 3.
Marco Belinelli, d'altro canto, sta assumendo un ruolo di specialista tiratore dalla panchina dei suoi Raptors sempre più evidente, con giocate di intelligenza e classe, purissime.
Ma se ne facciamo una questione di leadership, di numeri e di "peso" non fisico ma d'importanza nell'economia di gioco di una franchigia, non c'è paragone: al suo quarto anno di professionismo a stelle e strisce (condite con tante foglie d'acero in realtà), Andrea Bargnani è ad oggi il nostro miglior portabandiera.
In realtà il ventiquattrenne nativo di Roma, non sta facendo nulla di così inaspettato, sta semplicemente mettendo a frutto un lavoro che con pazienza, tenacia e grande sacrificio, sta portando avanti da almeno un triennio.
Quest'anno Bargnani ha deciso di prendersene tanta di pressione addosso e ha cominciato a giocare ad un livello diverso.
Numeri alla mano, non vi sarebbe stato paragone: il peso della quinta scelta assoluta del 2003 non poteva essere paragonato in alcun modo a quelle del Mago, ma durante l'estate la dirigenza capeggiata da Maurizio Gherardini si comunque posta un serio interrogativo: cedere Bargnani e comporre un supporting cast per Bosh o rinnovarlo a cifre importanti, dar fiducia alla coppia per un anno e poi vedere come sarebbe andata?
La scelta fatta da Toronto ha portato nelle casse dell'ex Benetton Treviso 6 milioni e mezzo di dollari per il 2010 e tante responsabilità. In sostanza si è deciso di puntare per un anno su questa coppia, dando a posteriori la responsabilità della mancata chimica nata fra i due al vecchio coach Mitchell, il che forse non è nemmeno così falso e soprattutto decidendo che lo scenario peggiore sostenibile sarebbe stato la partenza di Bosh.
Bargnani ha fatto esattamente quello che doveva fare: ha immesso nel suo gioco personalità e un pizzico di egoismo, prima che meri fattori tecnici.
In ogni aspetto del suo gioco le cifre sono cresciute: più punti, oltre 17 di media per sera con un career high di 34 contro Indiana, più rimbalzi (6.2), anche se questa non è proprio la statistica fondamentale nonostante sia schierato come C, un assist per sera, poco più di una palla persa e 1.48 stoppate per sera.
Riguardo alle stoppate, è singolare vedere come i commentatori statunitensi, le considerino un parametro difensivo di grande importanza, arrivando a scrivere sul sito ESPN: "Bargnani ha finalmente imparato a usare la sua altezza anche nel lato difensivo del campo. Bargnani ha fatto segnare almeno una stoppata per sera per nove partite consecutive, arrivando ad una media dopo Natale di 1.83 per sera."
Tira da tre con una meccanica eccellente, senza mai far scendere il livello del pallone sotto le spalle e con un velocità di rilascio impressionante, parole di Dirk Nowitzki; ha cominciato a sviluppare una notevole capacità di lettura del gioco, inserendo nel suo repertorio delle penetrazioni a mezza distanza dal canestro con tiro in sospensione di grande qualità più da numero 3 puro che da lungo; sa quando prendersi una schiacciata per cambiare l'inerzia di una gara e sulla linea di fondo è più efficace di tanti suoi colleghi.
La morale di tutto questo è che della sue innegabile poca propensione alla difesa si parla sempre meno. Il corpo adesso è davvero quello di un giocatore da NBA, spesso non usato con cattiveria alla Wade, ma che messo nel posto giusto in area fa comunque un buon lavoro ed il primo ad accorgersi di questo cambio di rotta è stato proprio il già citato Bosh.
Anche il capitano dei Raptors oggi sembra fidarsi del collega di front line, gli lascia più spesso il proscenio, lo cerca con il pallone e lo sguardo e lo incita molto di più dalla panchina. In fondo in una lega fatta oggi da gente come Okur, Frye, Bynum, anche da Amare Stoudemire o dallo stesso ex MVP Nowitzki, non si può più additare Andrea di scarso rendimento in difesa, si tratta semplicemente di un ottimo lungo nato non atleta naturale (a livello di top list NBA sia chiaro) che si sta costruendo anno dopo anno una reputazione e un carisma tutto particolare, grazie a mani, piedi e testa di primissimo livello.
Quale sarà ora il prossimo passo?
Il record di Toronto oggi è di 31 vinte e 25 perse, secondo della Atlantic Division e in linea per uno spot nei playoff ad est.
Forse già l'anno venturo sarà soppiantato da Gallinari che ha tutto per essere una superstar, ma questo non lo farà scomparire: la solidità di Andrea è un fatto accertato e nonostante non sarà mai Tim Duncan, le scommesse per vederlo prima o poi nella partita delle stelle sono ancora aperte, così come quelle di vederlo protagonista a livello di play-off in una delle prossime stagione, Andrea è senza mezzi termini il giocatore italiano che ha fatto di più nella nostra breve tradizione.
Zebbrone El Cayman (D&V Copyright)
lunedì 22 febbraio 2010
NBA: McGrady non basta a NY, sorride Bargnani
C'era grande attesa al Madison Square Garden per il debutto in maglia Knicks di T-Mac e l'ex giocatore di Houston non ha tradito le attese, chiudendo la sua prova con 26 punti (10/17 dal campo), 4 rimbalzi e 5 assist, ma la formazione della Grande Mela e' stata battuta all'overtime da Oklahoma City (all'ottavo successo di fila).
Non ha una grande serata Danilo Gallinari: l'azzurro mette a segno solo 7 punti con 3/6 dal campo e fallisce la tripla della potenziale vittoria sulla sirena dei tempi regolamentari. Gli ospiti sono trascinati da uno spettacolare Kevin Durant, sempre piu' stella NBA: per lui 36 punti, 5 rimbalzi e 3 assist, ma c'e' anche la doppia doppia di Westbrook (31 punti e 10 assist).
Sorridono, invece, i Toronto Raptors con una buona prova di Andrea Bargnani. Il romano segna 18 punti (6/13 dal campo) con 6 rimbalzi e 4 stoppate e sono proprio quest'ultima a dare la carica giusta ai padroni di casa nel quarto periodo. Ancora senza Bosh, i canadesi trovano risposte importanti da Jarrett Jack (23 punti e 8 assist), mentre a Washington non bastano i 24 punti di Andray Blatche. Martedi esordio per il ternano Marco Vignandel con la casacca dei Boccarinis..
Che ne pensano?
vabbè tmac nn è mica scarso! ma nn sarà piu quello di una volta! duranti è la'nti lebron! bella prestazione di house ci mancherà! lui era un vero cuore celtic
può fare qualche bella partita, ma se sta fuori 60 partite su 82 è tutto un cazzo... da tifoso dei knicks ci spero che troni quello di una volta, ma non ci credo
l'anno prossimo se sta ancora a NY lo terranno in panchina per far rifiatare Lebron, se arriverà...
non so, ma con sti scambi forse New York ha fatto qualche bell'affare.. Io rifirmerei anche House, visto ieri sera... Certo, si riuscisse a far fuori quel panzone di Curry....
mi ricordo di quella volta che curry non è venuto a giocare al BBp per complessi d'inferiorità
brutta storia
si gli avevano detto che c'era uno che ha giocato dopo essere appena cascato dal motorino ed avere la pelle che gli penzolava! si è dato al cibo
aveva
mercoledì 20 maggio 2009
I Clippers primi al draft del 25 giugno
I Clippers primi al draft del 25 giugno
20 maggio 2009 - Ancora una volta la Lotteria volta le spalle alla squadra con il peggior record nella Nba. I Sacramento Kings, infatti, non si aggiudicano la prima scelta assoluta, anzi scivolano al quarto posto. A scegliere per primi al draft del 25 giugno saranno così i Los Angeles Clippers che con ogni probabilità punteranno sulla stella di Oklahoma Blake Griffin. “Griffin è un giocatore atletico che sa fare tutto – commenta il presidente dei Clippers Andy Roeser – penso proprio che qualsiasi squadra sarebbe felice di poter avere un cestisti come lui”. Scelta praticamente obbligata quindi. Il pick numero due andrà, invece, ai Memphis Grizzlies che quasi sicuramente si affideranno al fenomeno di Badalona Ricky Rubio, stimatissimo da un po’ tutti nella Nba in particolare proprio dal GM dei Grizzlies Chris Wallace. La terza scelta sarà degli Oklahoma City Thunder. Settimi i Warriors di Marco Belinelli, ottavi di Knicks della coppia D’Antoni-Gallinari, noni, invece i Raptors.
Kobe secondo Spike Lee Guardalo su Espn America (D&V)
Mercoledì alle 22 in prima tv il documentario del regista afroamericano sulla stella dei Lakers, ripreso da 30 telecamere nel match contro San Antonio del 13 aprile 2007
MILANO, 19 maggio 2009 - Mercoledì alle 22 gustosa prima Tv su Espn America, canale 213 della piattaforma Sky.
spike and kobe — Tutto nasce dalla genialità di Spike Lee il quale, dopo aver assistito al famoso documentario su Zinedine Zidane, ha pensato di applicare lo stesso principio al suo sport preferito, il basket, scegliendo come protagonista Bryant. Lee peraltro è anche un tifoso di calcio e ha assistito alla finale Italia-Francia a Berlino, indossando la maglietta di Trezeguet, accanto a Tony Parker e Boris Diaw. Ma la pallacanestro ce l’ha nel sangue e così ha deciso di seguire tutte le mosse Bryant durante la partita del 13 aprile 2008 allo Staples Center, riassunte poi in quello che è poi diventato un documentario di 90' intitolato: "Kobe doin' work ".
trenta telecamere — Il 13 aprile 2008, infatti, 30 telecamere si sono concentrate sui movimenti di Kobe Bryant durante la sfida tra Lakers e Spurs. "Abbiamo avuto la possibilità, grazie a Phil Jackson, di riprendere anche il pre-partita – commenta Spike Lee – e le fasi private dello spogliatoio, cosa assolutamente inusuale. Ne è uscito un documentario davvero straordinario sulla preparazione alla gara e su come vive la partita uno dei migliori atleti del mondo".
allenatore in campo — Non manca nemmeno il sonoro, visto che Kobe ha disputato il match contro gli Spurs microfonato. "Bryant ha dimostrato di essere un grande leader – continua il regista afroamericano –. E' davvero un allenatore in campo. Un personaggio molto interessante". Con la griffe di Spike Lee il documentario su Kobe è destinato ad farsi rispettare al botteghino non solo negli States. Si prospetta così l’ennesimo successo commerciale per Bryant.
(D&V Amelia)
martedì 18 novembre 2008
Voci di mercato in NBA


NBA - Tante voci di mercato
Belinelli ai Nets??
La voce è rimbalzata stamane dalla costa Est. Secondo il sito Hoopsworld la guardia italiana sarebbe entrata nelle mire dei New Jersey Nets alla caccia di un tiratore affidabile.
Secondo il solito ben informato le due franchigie starebbero già discutendo di questa possibilità e, al momento, i Warriors starebbero vagliando possibili contropartite tecniche.
Nell'affare potrebbero rientrare Al Harrington e Belinelli per i Warriors e Sean Williams e Josh Boone per i Nets.
Bobcats a caccia di Tinsley
Secondo il New York Post gli Charlotte Bobcats starebbero pensando di portare in North Carolina Jamaal Tinsley ormai in rotta con gli Indiana Pacers.
Francamente non è chiaro cosa se ne farebbero di un giocatore che appare un quasi doppione di Felton, ma se così fosse si metarializzerebbero due ipotesi: la cessione di Raymond o lo spostamento di quest'ultimo (cosa avvenuta già l'anno scorso) nel ruolo di guardia.
Giova ricordare che, in queste prime settimane di stagione, i Bobcats sono già stati dati vicini a Randolph, Kaman e Curry.
I Clippers pensano a Z-Bob
Non è un mistero che a LA, dopo un avvio difficile, stiano pensando di smuovere il roster. Il nome nuovo sarebbe, secondo la stampa losangelina, quello di Zach Randolph. Per averlo i Clips sarebbero disposti a provarsi di Chris Kaman ormai dato in partenza da più parti.
Marbury a Dallas?
Qualche settimana fa si era parlato di un interessamento, nel caso i Knicks lo avessero liberato, di Stephon Marbury per gli Spurs. Oggi sembra invece che la probabile meta, in caso di addio alla Grande Mela, sia sempre il Texas, ma direzione Dallas. Parole d'elogio per lui sono arrivate dal proprietario dei Mavs Mark Cuban.
I Cavs ci provano con Vincredible
Vince Carter accanto a LeBron James. Sarebbe questo il sogno dei Cavs che, secondo la stampa newyorkese, starebbero sondando il terreno per un possibile arrivo dell'esterno. Una sua possibile cessione dipenderebbe anche dal possibile smantellamento dei Nets su cui si sta dibattendo in questi giorni.
sabato 1 novembre 2008
Risultati NBA..new season 2008-2009
01 Nov 2008
NBA - Che bel Bargnani. Toronto ok
KNICKS 87, SIXERS 116
Dopo la sconfitta dell’esordio, immediata reazione di Philadelphia che al Wachovia Center travolge i Knicks di D’Antoni. Brand porta a scuola i lunghi dei Knicks mettendo a referto 24 punti e 14 rimbalzi coadiuvato da un buonissimo Andre Miller (20+7+8). Ma è soprattutto in difesa che Phila fa vedere le cose migliori costringendo gli avversari ad un pessimo 32,7 % dal campo. Primi punti targati NBA per Gallinari che disputa 8’ di garbage time.
WARRIORS 108, RAPTORS 112 ot
Seconda vittoria consecutiva per i Raptors che devono sudare le fatiche del supplementare per avere la meglio dei Warriors. Decisivi Chris Bosh (31 punti) e un parziale di 10-2 che ha aperto l’overtime. Bene Parker (23) e Calderon, quest’ultimo autore di 16 pts e 13 assist. Aggressivo e concreto, è Andrea Bargnani che dopo la virgola dell’esordio, realizza 19 punti con 3 stoppate e 8/10 dal campo. A Golden State, non basta la prestazione-monster di Al Harrington che manda a bersaglio 6 triple per 26 punti. La coppia Jackson/Maggette si prende 35 tiri realizzandone solamente 11.
KINGS 77, HEAT 103
Facile vittoria per Miami che spazza via comodamente Sacramento all’American Airlines Arena. Nessuno degli Heat gioca più di 30 minuti con Wade che mette a referto 20 punti e 8 assist con 4 recuperi e 4 stoppate. Bene anche Beasley (17+9reb). Sono 25 le palle perse dei Kings dalle quali subiscono la bellezza di 41 punti. Opaca la prestazione di Martin, autori di 9 punti con 6 errori al tiro e 5 palle perse.
BULLS 80, CELTICS 96
Millesima partita per Kevin Garnett che dopo lo sbiadito esordio contro i Cavs, guida i suoi Celtics alla vittoria con una doppia doppia da 18 punti e 10 rimbalzi e la solita pazzesca intensità difensiva che costringe i Bulls a realizzare solamente 31 punti nel primo tempo e 25 canestri (su 84 tentativi) in tutta la partita. Positiva la prova della prima scelta, Derrick Rose che mette a referto 18 punti ma con un solo assist.
MAGIC 84, GRIZZLIES 86
Uno strepitoso canestro alla scadere di Rudy Gay porta alla prima vittoria in stagione i Grizzlies capaci di rimontare dal -15 grazie ad un parziale di 13-0. L’ex Connecticut realizza 14 punti dei suoi 29 nel 4° periodo. Bene Mayo (17) e soprattutto Marc Gasol, autore di una buonissima difesa su Howard. Per Orlando, è un’inizio da incubo, con due sconfitte in due abbordabili partite.
NUGGETS 113, CLIPPERS 103 ot
Senza Anthony (ultima giornata di squalifica), Denver piazza il colpaccio allo Staples grazie ad un supplementare perfetto e ad un fantastico Allen Iverson che realizza 9 punti negli ultimi 3’30” dell’overtime. Fondamentali per la rimonta dal -18 e per la vittoria, i 22 punti e 11 rimbalzi di Nene e la difesa di Martin. Ai Clippers non basta il trentello di Thornton e la doppia doppia (15+15) di Kaman. Davis, non al meglio complice le fatiche dell’esordio, gioca solamente 13’.
SPURS 99, TRAILBLAZERS 100
Nuovamente sconfitti gli Spurs di Popovich che devono cedere passo e vittoria ai giovani Blazers. Successo sofferto ottenuto in volata grazie ad un canestro a 35” dal termine di Aldridge con Finley che ha avuto il match ball sulla sirena mandando sul ferro il tiro e le speranze degli Spurs. La coppia Roy/Aldridge mette a referto 49 punti mentre Batum illumina la serata con 11 pts in 22’ e diverse buone giocate. Per San Antonio i soliti Duncan e Parker, entrambi in doppia doppia, non bastano.
MVP: Rudy GAY (MEM) 29 pts, 11/26, 4reb, 2blk in 43’.
UP
1.Chris BOSH (TOR) 31 pts, 9reb, 12/24 in 42’
2.Elton BRAND (PHI) 24 pts, 14reb, 3blk in 31’
3.Dwayne WADE (MIA) 20pts, 4reb, 8ass, 4stl, 4blk in 27’
DOWN
1. Kevin MARTIN (SAC) 9pts, 5TO, 2/8 in 30’
2. Chris DUHON (NY) 5pts, 1/8 in 34’
3. Jermaine O’NEAL (TOR) 5pts, 2/10 in 34’
ITALIANS
1. Andrea BARGNANI: 19 pts, 8/10 (1/2 da 3), 5reb, 3blk, 2TO in 30’
2. Danilo GALLINARI: 2pts, 0/1 (2/2 FT), 1reb, 1ass, 1TO in 8’
3. Marco BELINELLI: DNP






